Quando la caserma è la scena di un crimine

EspositoAnna_schedaL’archivio del comando stazione era al piano terra della caserma dei carabinieri di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza. L’alloggio del funzionario della Digos era al secondo piano della caserma della polizia di Stato a Potenza. Il carabiniere Giuseppe Passarelli di Policoro muore a soli 20 anni, nel 1997, ucciso da un proiettile della sua pistola d’ordinanza sparato a distanza di una decina di centimetri dalla nuca. La poliziotta Anna Esposito muore nel 2001 soffocata dal cinturone della divisa che le viene trovato stretto attorno al collo. Testimonianze sospette, prove alterate e reperti «taroccati» hanno trasformato i due casi in gialli difficili da sbrogliare. Perché quando la scena del crimine è in caserma è tutto più complicato. NUOVE INDAGINI – Antonio è il papà di Giuseppe. Dopo 15 anni e tre inchieste giudiziarie finite nel nulla ha deciso di andare in Procura a Salerno – competente territorialmente sui magistrati calabresi – per chiedere di riaprire le indagini sulla morte di suo figlio e di accertare se chi ha indagato finora lo ha fatto fino in fondo. Sarebbe la quarta inchiesta. Le altre tre risalgono al 1998, al 2001 e al 2010. La Procura di Castrovillari è giunta sempre alla stessa conclusione: Giuseppe si è suicidato con un colpo di pistola alla nuca. «Ma ci sono decine di elementi che dimostrano il contrario», sostiene il papà nel documento con cui chiede la riapertura delle indagini. Enzo è il papà di Anna. Dopo 12 anni e un’indagine raffazzonata e chiusa forse troppo in fretta ha chiesto alla Procura di Potenza la riapertura del caso. «Come si può morire con una cintura lunga solo 93 centimetri a cui devono essere fatti i
nodi alle due estremità?», si è chiesto Enzo nell’atto – di cui la Gazzetta è in possesso – con cui chiede un approfondimento investigativo. ARCHIVIAZIONI FACILI – Le testimonianze dei colleghi dei due servitori dello Stato morti in misteriose e mai chiarite circostanze hanno portato verso venivano assegnati». Per Anna si pensò a problemi di cuore. A qualche rivale in
amore. Il collega sentì dire che aveva già tentato il suicidio, il sottoposto raccontò che gli aveva confidato «di aver fatto una cosa brutta di cui però si era pentita», il cappellano della Questura svelò di aver già visto sul collo della ragazza «i segni della fibbia della cintura». Testimonianze che hanno involontariamente portato verso u n’unica conclusione: Giuseppe e Anna si sono suicidati. Ma è andata davvero così? DUE GIALLI – Le indagini non sono ancora state riaperte. Ma gli aspetti non approfonditi sono tanti. Si è trattato di suicidio? Oppure Giuseppe e Anna sono stati uccisi? È quello che dovranno scoprire gli investigatori.
Fabio Amendolara
Fonte: la Gazzetta del Mezzogiorno 9-02-2013

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