“Suicida”, ma non lasciò impronte

S’infittisce il mistero: sulla pistola non c’erano tracce lasciate dal militare. Fu ripulita?

passSulla pistola trovata accanto al corpo non c’erano le impronte digitali della vittima e sulle braccia non sono state trovate tracce di polvere da sparo. Il caso, però, è stato chiuso come suicidio. I pantaloni e la camicia d’ord i n a n z a erano sporchi di terra. «Tipiche imbrattature che di solito si trovano sugli indumenti di soggetti strascinati per terra», secondo uno dei consulenti tecnici che si è occupato 15 anni fa della misteriosa morte, nell’archivio della caserma dei carabinieri di Cassano allo Ionio (Cs), di Giuseppe Passarelli, 20 anni, carabiniere ausiliare di Policoro. «Ritengo che quelle imbrattature di terra siano state causate dal trascinamento del corpo di mio figlio dopo il ferimento mortale», sostiene Antonio Passarelli, il papà di Giuseppe nell’esposto con cui chiede la riapertura delle indagini alla Procura di Salerno (sono passati oltre tre mesi e il fascicolo non è stato ancora assegnato al magistrato che dovrà occuparsi del caso). Antonio, dopo 15 anni e tre inchieste giudiziarie finite nel nulla, ha deciso di andare in Procura a Salerno – competente territorialmente sui magistrati calabresi – per chiedere di riaprire le indagini sulla morte di suo figlio e di accertare se chi ha indagato finora lo ha fatto fino in fondo. Sarebbe la quarta inchiesta. Le altre tre risalgono al 1998, al 2001 e al 2010. La Procura di Castrovillari è giunta sempre alla stessa conclusione: Giuseppe si è suicidato con un colpo di pistola. «Ma ci sono decine di elementi che dimostrano il contrario», sostiene il papà. «A questo punto – secondo Passarelli – pongo il seguente interrogativo: come poteva sporcarsi di terriccio la camicia di mio figlio se all’atto del suo ferimento indossava la giacca? La stessa giacca che indossava al momento del suo arrivo in ospedale». Il sospetto è che qualcuno probabilmente coinvolto nel delitto abbia alterato la scena del crimine. E ripulito la pistola. Ma Giuseppe potrebbe anche essere morto altrove e poi portato nell’archivio della caserma. «C’è una sola spiegazione- scrive papà Antonio nella sua istanza alla Procura di Salerno – mio figlio non indossava la giacca al momento dell’uccisione, solo successivamente gli è stata messa addosso. Contraddicendo con ciò quanto detto dai testimoni». Ma perché dei carabinieri avrebbero dovuto mentire? «Hanno cercato in tutti i modi di farci credere che è stato un suicidio – sostiene il padre del carabiniere morto – ma per noi quel colpo alla testa glielo ha sparato qualcuno». Se il carabiniere ausiliario Giuseppe Passarelli è stato ucciso nell’archivio della caserma di Cassano allo Ionio nel 1997 e se qualcuno ha cercato di coprire l’omicidio ora dovrà accertarlo la Procura della Repubblica di Salerno.
FABIO AMENDOLARA
La Gazzetta del Mezzogiorno di Basilicata 19-01-2013

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