Bellocco, il boss con la villa di Scarface

Arrestato nell’operazione Dda fra Calabria e Lombardia, l’esponente del clan di Rosarno girava su un’Ape, ma in privato ostentava ricchezza e potere. Ecco cosa hanno trovato i carabinieri nella casa in cui l’hanno fermato

casa del boss Michele BelloccoREGGIO CALABRIA – Viveva in una casa da sogno Michele Bellocco. Quando gli uomini del Ros e i Cacciatori vi hanno fatto irruzione hanno pensato di essere piombati nel bel mezzo del set di “Scarface”. Il boss di Rosarno, arrestato sabato mattina su richiesta delle Dda di Reggio Calabria e Milano, si era fatto costruire una villa sullo stile del celebre film in cui Al Pacino interpreta un narcotrafficante cubano.

I corpi speciali dei carabinieri dopo aver sfondato la porta si sono bloccati sull’ingresso per qualche istante. Giusto il tempo di capire che tutto quello che li circondava non era finzione. Che non si trattava di cartongesso o truciolato, ma di marmi e legno massiccio pregiati. Ovunque gradini, colonne, mobili di valore. E su ogni tavolo tantissimi oggetti d’ogni tipo, d’oro e d’argento. E ancora porcellane e cristalli, e quadri alle pareti. Un grande salone arredato con tavoli da pranzo e salottini di stoffa rossa, da cui partiva l’immancabile scala a doppia rampa elicoidale per accedere alla zona notte.

Mentre i suoi uomini in Lombardia decidevano i licenziamenti da fare alla “Blu call” – la grande azienda per la gestione dei call center che avevano infiltrato – lui in Calabria si godeva la vita senza farsi mancare nulla.
Una casa simile a quella immaginata da Oliver Stone e in cui kitsch imperava.

Con tanto lusso in privato, l’uomo arrestato grazie alle indagini di 4 procure e tre forze di polizia, a Rosarno andava in giro con un’Ape a tre ruote (da anni gli è stata tolta la patente). All’esterno, secondo una delle regole della ‘ndrangheta è meglio essere discreti e non ostentare potere e ricchezza quando non è necessario. In casa, e per gli ospiti che contano, è tutta un’altra cosa. Un primo livello, per così dire, di rappresentanza; il secondo riservato alle camere da letto e poi la cantina, ricca di ogni ben di Dio, in stile calabrese (con tanto di salsicce appese al soffitto).

Una villa praticamente identica e a poche decine di metri da quella di Michele era stata confiscata anni fa a uno dei suoi tanti fratelli. A Giuseppe, all’epoca inserito dal ministero dell’Interno nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, non era piaciuto che lo Stato si prendesse la sua “roba”. Così, dopo i sigilli, ci erano andati i suoi uomini e quella casa l’aveva fatta fare a pezzi. S’erano portati via persino gli infissi, distruggendo tutto quello che non era possibile asportare.

Don Michele invece viveva tra cobra laminati in oro e quadri che raffigurano donne col mitra in mano. Tra cornici d’argento massiccio e monili sparsi ovunque. Protetto da un complesso sistema di videosorveglianza che circondava la villa e che, malgrado il blitz fulmineo, gli ha consentito di non farsi trovare in mutande quando i carabinieri sono piombati in casa.
Giuseppe Baldessarro
Fonte: Repubblica.it

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...