Mafia, anche dal 41 bis i Graviano danno lo stipendio a familiari e complici

La Guardia di Finanza sequestra i “pizzini” con la contabilità della famiglia che controlla in quartiere Brancaccio di Palermo. Quattromila euro mensili a testa l'”appannaggio” per le mogli dei due boss. Cospicue entrate da numerosi distributori di benzina riconducibili al clan

Lo stipendificio dei Graviano. Nonostante i boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo, siano confinati al 41 bis, il loro potere economico resta intatto. L’ultima prova si ha nell’informativa del nucleo speciale polizia valutaria della guardia di Finanza di Palermo, depositata dal pm Dario Scaletta che sta conducendo le indagini sul patrimonio di quelli che, ancora oggi, sono considerati i padroni assoluti della famiglia mafiosa del quartiere palermitano. E nei “pizzini” trovati negli ultimi beni sequestrati – soprattutto distributori di benzina – c’è la contabilità “interna” del clan che continua a distribuire gli utili alle mogli, al fratello, alla sorella e ai presunti prestanome dei fratelli Graviano. La ricchezza accumulata dalla famiglia mafiosa, infatti, non si è dispersa e, a partire dai primi anni Novanta, i proventi sono stati investiti in diversi settori.

Uno dei resoconti contabili riporta: “4.000 bib”, lo stipendio in euro attribuito dalle indagini a Rosalia Galdi, moglie di Giuseppe Graviano, detta “Bibiana”. Per par condicio si trova anche “4.000 F.”, la somma che sarebbe stata versata a Francesca Buttitta, moglie di Filippo Graviano. Qualcosa in più sarebbe spettata a Nunzia Graviano, detta la “Picciridda”. Alla sorella dei boss venivano versati “4.000 picc. più 1.000”. Solo briciole al fratello Benedetto Graviano: “1.000 Ciccio Benni”.

Poi ci sono le entrate. “2.500 Ip Leonardo” per le indagini riferibile al distributore di benzina di via Leonardo Da Vinci, tenuto da un presunto prestanome. E “500 Scalia”, per il distributore “Esso” dell’omonima piazza di Palermo. Così come “tot. 10.275 dell’Agip ok”. A queste vanno aggiunte ulteriori entrate per il clan. “2.500 Enzo”, soldi provenienti da uno dei distributori di benzina intestati a Vincenzo Lombardo a cui si aggiungono altri 4.250 euro annotati in altri “pizzini”. Poi “Angelo Esso 2.500 ok”, “Ip 2.500 ok” e altri “2.500 Ip Leo”.

Altri libri contabili, sempre in formato “pizzino” sono stati trovati e analizzati dalle fiamme gialle. E la musica è sempre la stessa. “3.875+F” destinati alla moglie di Filippo Graviano, a cui si aggiungono altri 4.000 euro desunti da un altro appunto. Vige sempre la par condicio perché alla moglie di Giuseppe viene attribuita la stessa somma, suddivisa in egual maniera. E ancora “1.000=Benedetto”, per il fratello di Giuseppe e Filippo.

Anche documenti datati, fra quelli trovati dalla finanza, dove sarebbero annotate i pagamenti alle famiglie dei detenuti che, però, nella migliore delle ipotesi non vanno oltre i mille e cinquecento euro. La “benzina dei boss”, come gli investigatori chiamano in codice l’operazione di aggressione ai beni dei fratelli Graviano, ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per Filippo, Giuseppe e Benedetto Graviano, Giorgio Pizzo, Angelo Lo Giudice e Mario Bompasso. Per tutti l’accusa è di fittizia intestazione di beni. Il sequestro è stato stimato attorno ai 32 milioni di euro.

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