‘Ndrangheta, decine di arresti tra la Calabria e la Lombardia

Quaranta ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta della Dda reggina. Carabinieri in azione anche nel Comasco. Lunghissima la lista dei reati contestati agli indagati

Erano loro a decidere chi doveva essere il presidente della Comunità montana “Aspromonte Orientale”. Potevano avvicinare i sindaci o i consiglieri comunali delegati di diverse amministrazioni per “suggerire” loro chi votare. I capifamiglia della ‘ndrangheta della Locride volevano essere certi di avere “amici” seduti nelle poltrone giuste. E non solo in Comunità montana, ma anche nei posti chiave in cui si spartivano appalti e concessioni per il taglio dei boschi o per la realizzazione di opere pubbliche. In 39 stamattina sono finiti in manette.

All’alba i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno bussato alla porta dei Romano di Antonimina, dei Varacali di Ardore, dei Raso di Canolo, dei Nesci di Ciminà e degli uomini della famiglia Fabiano di Natile di Platì. Su richiesta della Dda reggina sono state notificate ordinanze di custodia cautelare in carcere agli esponenti di cinque “locali” di ‘ndrangheta dei paesi della cintura aspromontana del versante jonico. L’inchiesta coordinata dal Procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dal Pm Antonio De Bernardo, fotografa 5 anni di affari delle cosche. L’indagine è raccontata in 2 mila e 400 pagine di ordinanza e in decine di informative allegate, che sono state sottoscritte dal Gip di Reggio Calabria. Si tratta delle più classica delle attività investigative, interamente costruita sulla base di intercettazioni telefoniche e ambientali, che hanno consentito di video riprendere anche alcune riunioni di ‘ndrangheta.

I carabinieri hanno così individuato l’intero circuito di interessi economici e societari riferibili ai boss della Locride. Sono state scoperte le attività economiche attraverso cui le cosche condizionavano gli appalti pubblici, il settore edilizio e il movimento terra.

Gli inquirenti hanno poi scoperto una sorta di struttura di governo intermedio della ‘ndrangheta. Un direttorio di cui farebbero parte almeno cinque degli indagati, definito “Corona”. Si tratta di una novità dell’organizzazione, che sarebbe stata ideata per serrare le fila dopo i più recenti colpi subiti dalla “famiglie” da parte di magistratura e forze dell’ordine. La “Corona” sarebbe una sorta di “consiglio” mafioso che aveva il compito di preservare e trasmettere i “valori” storici della criminalità reggina.

L’inchiesta, chiamata “Saggezza”, conferma poi l’impianto emerso nell’ambito del processo “Crimine”. Nel quale, oltre a dimostrare che la ‘ndrangheta è un’organizzazione unitaria e verticistica, sono stati fotografati i rapporti che le ‘ndrine reggine hanno in diverse altre parti d’Italia e del mondo. Alcuni degli arrestati infatti avevano collegamenti solidi con propri affiliati in Australia, Canada e Sudamerica.
Peppe Baldessarro
Fonte: La Repubblica 13-11-2012
In foto: il procuratore aggiunto Nicola Gratteri

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...