I Basilischi e gli affari delle ristrutturazioni edilizie

Di sicuro non sono stati loro, gli ultimi basilischi finiti in carcere con l’accusa di estorsione, ma se i sospetti degli investigatori fossero confermati si potrebbe credere che qualcuno non ha aspettato molto per rimpiazzarli. Ancora una volta è l’affare delle piccole ristrutturazioni edili a finire nel mirino. Solo che lunedì sera al posto delle pistolettate e delle bombe carta sono arrivate le fiamme, un mezzo decisamente più sicuro non fosse altro perché lascia pochissime tracce.
E’ andato avanti anche ieri il lavoro degli investigatori della squadra mobile di Potenza sull’incendio di un mezzo della ditta Ecologia & servizi srl che era parcheggiato in piazza Bologna. Si tratta di una piattaforma aerea del valore di diverse centinaia di migliaia di euro noleggiata per alcuni lavori di manutenzione su una palazzina lì affianco. Oggi dovrebbe essere pronta la relazione dei vigili del fuoco che sono intervenuti sul posto evitando che il fuoco attingesse le attività commerciali distanti solo la larghezza del marciapiede e le case ai piani superiori.
Se avvalorerà la tesi dell’origine dolosa di quanto accaduto è certo che le indagini segneranno una brusca accelerata nella direzione già intrapresa dopo il ritrovamento di un accendino da parte degli agenti delle volanti che sono arrivati per primi, anche in considerazione del fatto che gli stessi avrebbero notato il vetro posteriore dell’abitacolo in frantumi, ben prima che il calore facesse esplodere anche gli altri.
In realtà non è passata inosservata nemmeno la circostanza che tra i dipendenti della ditta Ecologia & servizi figuri un nome noto alle cronache giudiziarie, quel Rocco Lapelosa (marito della titolare) che è ancora imputato per associazione mafiosa con gli uomini del clan Martorano per alcune polizze assicurative stipulate con l’agenzia gestita dal boss in carcere da maggio del 2008 con l’accusa di usura ed estorsione aggravata. E non è passato inosservato che quello di Lapelosa sarebbe già il secondo caso, nel giro di poco più di due mesi, in cui vengono presi di mira in maniera più o meno indiretta gli interessi di persone considerate vicine a Renato Martorano, che ad aprile è stato condannato in via definitiva dalla Corte di cassazione a 14 anni di reclusione. Il 31 agosto infatti era toccato all’auto di un imprenditore, Salvatore Santoro, che sta realizzando delle palazzine a Macchia Romana sui terreni che gli sono stati ceduti in permuta dall’ingegnere Nicola Giordano, imputato per aver finanziato i giri d’usura del boss. Ma se si tratti di qualcosa in più di una coincidenza è presto per dirlo.
Martedì prossimo, invece, i giudici del Tribunale del riesame saranno chiamati ad esprimersi su altro episodio ancora che vede come protagonisti da una parte i due basilischi arrestati il 26 ottobre, Franco Mancino e Carlo Troia (quest’ultimo già in carcere e condannato a 9 anni per un’estorsione ai danni di un benzinaio di via Anzio), e dall’altra il titolare di una ditta di pitturazione e isolamento sempre di Potenza, Marco Cerverizzo, peraltro coinvolto inizialmente proprio nelle indagini sulla “quinta mafia” e poi prosciolto da tutte le accuse. Una ditta di quelle più impegnate sui cantieri aperti in tutta la città per l’adeguamento termico degli edifici con gli incentivi previsti dalle ultime normative.
Stando agli inquirenti, di fronte al rifiuto di Cerverizzo di accondiscendere alle loro richieste Mancino avrebbe fatto fuoco con una 38 contro uno dei suoi mezzi, poco meno di un anno fa. Poi qualche mese più tardi sarebbe toccato a un camion del cognato, picchiato selvaggiamente giorni dopo. Così depongono le testimonianze delle vittime che hanno deciso di parlare nonostante la paura iniziale, e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Oltre a questo ci sono le rimesse in carcere per Troia, più di 5mila euro in un anno.
Soldi legittimamente acquisiti dai familiari e versati al detenuto, sostiene l’avvocato Massimo Maria Molinari che assiste entrambi. Proprio su questo il Riesame sarà chiamato a pronunciarsi.
Leo Amato
Fonte: Il Quotidiano della Basilicata
09-11-2012
In foto: Franco Mancino e Carlo Troia.

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