Maxi-processo Iena 2. “Sì, mi segnalava alle imprese”

L’ex responsabile dell’ufficio tecnico inguaia il sindaco di Anzi ma salva il deputato Luongo


POTENZA -«Mi chiese di tenere d’occhio l’appalto per il centro sangue, medicina nucleare, eccetera. Io all’epoca stavo preparando il capitolato speciale e gli dissi che l’impresa che lui mi segnalava era così specializzata che non avrebbe avuto problemi». Lo ha ammesso candidamente ieri mattina ai giudici del maxi-processo Iena2. Lui, ex responsabile dell’ufficio tecnico del Crob (assunto con un contratto di collaborazione), Giovanni Petruzzi e Antonio Luongo avevano in comune la militanza nei vecchio Partito dei democratici di sinistra, perciò nulla di strano se Petruzzi, segretario di Luongo, lo chiamasse per sapere di una gara o di un bando a cui erano interessati degli imprenditori in contatto con lui. Era strano, piuttosto, che non lo facesse direttamente il deputato: «dato che ci vedevamo quasi ogni giorno». E’ripreso con la deposizione di Nicola Volonnino il dibattimento sulle presunte infiltrazioni del clan guidato da Renato Martorano nella politica e l’economia della regione. A chiedergli di testimoniare sui suoi rapporti con l’allora direttore generale del Crob Teodosio Vertone, col responsabile del personale Gianvito Amendola e con l’ex segretario di Luongo, Giovanni Petruzzi, che oggi è primo cittadino del Comune di Anzi, è stato il pm Francesco Basentini, che ha ereditato il fascicolo che fu di Henry John Woodcock e Vincenzo Montemurro. Volonnino è stato l’unico ad essere sentito, dato che per gli altri le difese avevano acconsentito all’acquisizione dei verbali, e una volta seduto davanti ai giudici del collegio presieduto da Aldo Gubitosinon ha avuto esitazioni, ripercorrendo come se fossero avvenuti ieri fatti di ormai 10 anni fa. In quel periodo, dopo un primo incarico d’ingegnere capo per la costruzione del gruppo operatorio, Volonnino stava lavorando in convenzione con l’ufficio tecnico del Crob come supporto al responsabile dei lavori di realizzazione di alcuni nuovi reparti che in parte lui stesso aveva progettato, ma già che c’era si occupava anche della gestione ordinaria. I militari del Ros dei carabinieri avevano preso di mira Nino Garramone, titolare della ditta 2Enne che a Rionero gestiva il servizio di pulizie, e oggi deve rispondere dell’accusa di aver fatto parte del clan Martorano. Così in alcune conversazioni tra l’imprenditore e Petruzzi avrebbero sentito per la prima volta parlare dell’ingegnere, che secondo Garramone andava «richiamato» perché faceva il «puntiglioso» sui metri quadri di superficie da considerare nel calcolo di quanto spettava alla ditta, sebbene la stessa avesse assunto persone indicate «in parte» anche dai “compagni”. Tutto secondo un complesso schema di ripartizione bipartisan. «Ricordo che Garramone era un consigliere comunale di Forza Italia». Ha spiegato l’ingegnere che da tempo è tornato a esercitare la libera professione ed è stato anche candidato al Senato nel 2008, dopo essere passato con l’Italia dei valori. Ieri ha confermato di aver ricevuto una telefonata da Petruzzi che gli chiedeva un po’ di comprensione per la questione della superficie. Poi ha aggiunto che nel corso della stessa telefonata l’ex segretario di Luongo si sarebbe interessato anche dell’appalto per la costruzione dei nuovi reparti. «Mi ha chiesto se l’impresa dell’ingegnere Francesco Tolla avesse i requisiti e io gli ho detto che non avrebbe avuto problemi». Ha spiegato Volonnino facendo uno sforzo di memoria per ricordare il nome del noto costruttore potentino. Ma se ci fosse il deputato dietro questa “curiosità” non l’ha saputo spiegare nemmeno al presidente del collegio. Poi ha parlato dei lavori per il Ponte attrezzato di Potenza. «Io facevo parte del gruppo di progettisti e avevo denunciato alcune gravi irregolarità che poi sarebbero venute fuori. Ma all’epoca la questione era politica, per questo mi sono rivolto ad Amendola che era un pezzo grosso di Forza Italia perché si muovesse l’opposizione in consiglio comunale». Anche questa conversazione era già finita nei nastri dei carabinieri perché Gianvito Amendola, dirigente amministrativo del Crob, alla fine avrebbe scavalcato Petruzzi e le resistenze di Volonnino assieme a Vertone e all’ex direttore amministrativo Giuseppe Stillitano, agevolando la 2Enne dei cugini Garramone. A Matera, invece, secondo gli inquirenti è andata diversamente, e le «pressioni» del segretario «per conto» del deputato sarebbero state «fondamentali» per raggiungere gli interessi della 2Enne, in cambio delle solite assunzioni e di un «contributo elettorale» di 15 milioni delle vecchie lire.
Leo Amato
Fonte: Il Quotidiano della Basilicata
In foto: il boss potentino Renato Martorano (oggi detenuto al 41 bis nel carcere di Cuneo e considerato, dalla DDA potentina, il massimo esponente della ‘ndrangheta in Basilicata) è al centro dell’inchiesta Iena 2 sui rapporti tra mafia e politica.

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