“Non lasciate sola la Basilicata, non lasciate solo il Metapontino”


Don Marcello Cozzi, vicepresidente di Libera, la scorsa settimana, ha inviato la seguente lettera al ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, e ai direttori dei principali Tg nazionali.

Gentili Signori,
a sud est della Basilicata, zona detta del metapontino, nella provincia di Matera, è ancora fresca la ferita dell’aggressione criminale e mafiosa subita tra gli anni Ottanta e Novanta. Clan che rispondono ai nomi di Scarcia, Ripa, Bozza, D’Elia, Zito, nel resto d’Italia non dicono niente, da queste parti invece significano prepotenza, sangue, affari illeciti. E se nomi come quelli dei tarantini Modeo o dei calabresi Carelli, Pesce, Bellocco, Maesano nel resto d’Italia vengono giustamente associati alle loro terre di origine, essi rievocano purtroppo mafia, violenza, stragi, morte, anche in questa regione.
Una stagione, però, fortunatamente lasciata alle spalle, grazie all’azione energica della magistratura e delle forze dell’ordine, e pertanto oggi è solo un brutto ricordo.

Tuttavia, ciò che di recente sta accadendo nel Metapontino ha risvegliato quella memoria facendo ritornare antiche paure. Ma l’Italia non lo sa.
Solo attraverso gli articoli della stampa locale contiamo negli ultimi quattro anni almeno una quarantina (o forse poco meno, ma poco cambia) fra atti intimidatori, incendi e attentati a piccole imprese, attività commerciali, e aziende operanti soprattutto nel comparto agricolo; negli ultimi trenta giorni, poi, la situazione è andata precipitando: tre incendi di chiara matrice dolosa ad altrettanti capannoni aziendali tra Marconia di Pisticci, Scanzano e Tursi, un imprenditore colpito a freddo nel buio della sera da proiettili partiti da un fucile a canne mozze a Policoro, la macchina di un poliziotto della Digos data alle fiamme a Scanzano Jonico, e stessa sorte capitata all’automobile di un vigile urbano a Bernalda.
Ma di tutto questo l’Italia non sa niente.

È come se scontassimo la paradossale maledizione di non essere (e non essere considerati) terra di mafia, dove, giustamente, per ogni foglia che si muove, si alza la guardia nel resto d’Italia. Ma non qui, neanche se ora si è arrivati a colpire le persone, neanche se si mette un ordigno sotto la macchina di un poliziotto. Cos’altro deve succedere perché nel Paese ci si accorga che in questo momento c’è un piccolo pezzo d’Italia assediato dalla criminalità, sia essa comune, sia essa di balordi, sia essa mafiosa, ma sempre criminalità è?
Sappiamo del grande lavoro che stanno facendo magistratura e forze dell’ordine, ma sappiamo anche di organici degli uomini in divisa ridotti al lumicino e della DDA potentina con due soli magistrati per l’intero territorio regionale.
Vi chiediamo, allora, di non lasciare sola la Basilicata.
Vi chiediamo di non lasciare solo il Metapontino.
Don Marcello Cozzi
Vicepresidente di Libera

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