Massimo Aldo Cassotta torna in carcere

Il Riesame riacciuffa il boss

Vittoria della Procura, ma 15 mesi dopo le motivazioni della condanna ancora non ci sono

POTENZA – Per il Tribunale del riesame Massimo Cassotta deve tornare in carcere in attesa che la Corte d’appello di Potenza depositi le motivazioni della condanna a 16 anni per mafia ed estorsione pronunciata nei suoi confronti ormai a luglio dell’anno scorso. Poi sarà il turno della Cassazione che potrebbe anche assolverlo da tutto. Ma parlare adesso di esigenze venute meno proprio non si può: né in considerazione del fatto che dal suo arresto sono trascorsi quattro anni, che è il termine massimo previsto per la durata di una misura cautelare (al netto delle sospensioni di rito per i reati meno gravi);né in considerazione di altre ragioni. Così hanno stabilito ieri mattina i giudici della Libertà accogliendo l’appello presentato nei giorni scorsi dalla Procura generale di Potenza contro la decisione della Corte d’assise d’appello, che aveva fatto sua l’istanza presentata dall’avvocato di Massimo Cassotta, Giorgio Cassotta, lo scorso 26 luglio, proprio in considerazione dei quattro anni trascorsi dall’arresto per l’omicidio di Giancarlo Tetta, trucidato il 2 aprile del 2008 con sei colpi di pistola a distanza ravvicinata in una zona periferica di Melfi. Quattro anni per i reati meno gravi sono il termine di durata massima consentita per una misura cautelare,qualora non intervenga una sentenza definitiva sui fatti in questione, al netto delle sospensioni generalmente disposte dai giudici nelle varie fasi del processo, per esigenze nelle procedure. Nel caso di Cassotta, dal momento che in secondo grado,a luglio del 2011, è stato assolto per l’omicidio e condannato a 16 anni “soltanto” per mafia ed estorsione, il termine maggiore di sei anni che era previsto, si è ridotto appunto a quattro. Certo se la Corte d’assise avesse depositato entro i 90 giorni previsti dalla legge le motivazioni della sua sentenza a oggi ci sarebbe stato tempo in abbondanza anche per la Cassazione, ma così non è stato. E adesso per avere una parola definitiva sulla vicenda le scadenze si allungano inesorabilmente. Quindi è arrivata la decisione di convertire il carcere con un più blando obbligo di dimora, anche alla luce del fatto che una volta tolto l’omicidio, per la Corte d’assise d’appello di Potenza, automaticamente la «pericolosità» di Cassotta andrebbe riconsiderata.

Ma il ritorno a Melfi di Massimo Cassotta non è passato inosservato e la procura generale, in particolare il sostituto Giovanni Giorgio, una volta appreso quanto appena accaduto avrebbe deciso prima di proporre un ricorso in Cassazione e poi pure un appello davanti ai giudici del Riesame dove è stato discusso la scorsa settimana dal pm Francesco Basentini della Direzione distrettuale antimafia. Adesso Massimo Cassotta, considerato il capo del clan dei basilischi di Melfi dopo l’omicidio del fratello Marco Ugo, rischia sul serio di dover tornare in carcere, se il suo avvocato non proporrà nei prossimi giorni un ricorso in Cassazione su quest’ultima decisione. D’altro canto invece la stessa procura generale non avrebbe proposto alcun tipo di appello contro la scarcerazione dell’ex braccio destro di Cassotta, Adriano Cacalano, che era stato arrestato con lui sempre per l’omicidio Tetta e con lui è stato condannato a 14 anni di reclusione. Anche per Cacalano la Corte d’assise d’Appello accogliendo l’istanza presentata dal suo legale quasi in contemporanea con quello di Cassotta aveva disposto la scarcerazione. Ma a suo favore depone il fatto di aver scelto di collaborare con la giustizia ormai da diversi mesi, accusando proprio il suo vecchio padrino di progettare una serie di omicidi tra i suoi rivali. Per  questo gli inquirenti avrebbero deciso di non ricorrere anche nei suoi confronti lasciandolo a godersi la libertà.

LEO AMATO

Fonte:
Il Quotidiano della Basilicata, 17-10-2012

in foto Massimo Aldo Cassotta

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